G.I.Joe – la vendetta e la recensione
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I G.I.Joe sono tornati al cinema. Aoh, direte voi, se il primo era una monnezza non da poco, il secondo come minimo sarà il peggior film di sempre. E il rischio in effetti era quello, però si è riusciti a sventarlo. Per poco.
In verità il passaggio dal precedente film è discretamente brusco: i collegamenti sono pochissimi e, quando possibile, vengono pure recisi il più in fretta possibile. Il film quindi lo si può benissimo vedere anche in assenza del primo capitolo, grazie anche al giusto numero di spiegoni strategici.
La storia è piuttosto esilina. Parliamoci chiaro: il ritardo nell’uscita del film nelle sale, giustificato malamente con il dover migliorare il 3D, è semplicemente servito a mettere una pezza su una prima versione del film che avrà fatto rabbrividire anche i parenti degli attori e del regista alla prima visione interna alla produzione. Il tutto si vede, con tanto di buchi narrativi e spiegazioni rapide e fantasiose.
Però qualcosa di buono c’è…i ninja tanto per cominciare. Snake eyes è muto e coperto da una maschera ma, paradossalmente, così come nel fumetto sono proprio queste sue debolezze a conferirgli carisma. Poi ci sono pure un paio di scene d’azione (la sequenza sul costone della montagna prima fra tutte) che non sono malaccio.
Gli attori se la cavicchiano pure loro, in primis Dwayne Johnson (semplicemente perfetto per la parte che interpreta) e Bruce Willis (che quì praticamente interpreta la parodia di se stesso e del rambo in pensione…). Gli altri sono nella media (bonazza di turno compresa…chissà come mai le super marines dell’esercito americano sembrano uscite dai calendari zozzi appesi nei camion dei più beceri camionisti de ‘na volta). (continua…)
Tutte (ma proprio tutte) le sigle di Spider-man – parte I
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Il buon vecchio Uomo Ragno di quartiere, da bravo personaggio bandiera della Marvel qual’è, nel corso dei decenni ha goduto di un godzilliardo e mezzo di trasposizioni televisive (animate e dal vivo). Alcune di queste, decisamente meglio riuscite, sono state capaci di sopravvivere al logorio del tempo. Altre lo hanno fatto molto meno. Altre ancora sono riuscite a farlo ma non tanto per una questione di qualità quanto per il loro intrinseco squallore che le ha fatte diventare, loro malgrado, chiari esempi di quel trash televisivo che diventa cult.
In questa serie di post vi sollazzerò con tutte (ma giuro davvero tute) le opening, italiane e non, che hanno introdotto le versioni televisive dell’ Uomo Ragno in questi anni. Vi assicuro: non mancheranno sorprese e colpi bassi.
Cominciamo con la prima ed in assoluto più conosciuta opening: la theme song del cartone del 1967 prodotto da Ralph Bakshi, composta da Paul Francis Webster and Robert “Bob” Harris
(continua…)Popples – I cartoni dimenticati degli anni 80 [pt.12]
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Dopo una lunga serie di articoli sui cartoni animati degli ann 80 incentratati sui cartoni pensati per i maschietti, in nome della parità e delle quote rosa oggi parliamo di un cartone (e non solo) che molte fra di voi ricorderanno: i Popples.
Si tratta di una serie composta da ben 43 episodi di 30 minuti circa l’uno prodotti dalla DIC sulla scia del successo dell’omonima linea di peluches. La serie andò in onda fra il 1986 ed il1987 e raccontava le avventure di nove popples (creature simili a degli orsetti ma dotati di coda e di orecchie simili a quelle dei Cocker, in grado di estrarre qualunque oggetto dalla tasca che hanno sulla schiena, nella quale possono persino nascondere se stessi appallottolandosi) che vivono segretamente con due fratellini umani Billy e Bonnie Wagner.
Billy e Bonnie pensano di essere gli unici bambini ad avere dei popples, finché non conoscono altri bambini del vicinato con cui vivono altri popples, i popples rock stars e i popples babies.
Gli episodi ruotano intorno ai tentativi dei bambini di nascondere l’esistenza dei popples agli adulti, o di rimettere a posto i disastri che hanno combinato.
Quì di seguito trovate l’intro italiana.
(continua…)Recensione Fall of Cybertron Soundwave
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Eccoci con una nuova recensione di AF. Come avevo scritto nel precedente post, TF: the fall of Cybertron si porta dietro come coda tutta una serie di Action figures più o meno liberamente ispirate ad esso, che il vostro buon W@lly non poteva esimersi dal comprare.
Ovviamente tra questi ci sono i Combacticons (e di conseguenza Bruticus). Prima però di addentrarci nella recensione in 6 parti sul primo combiner che la Hasbro produce da un botto di tempo, mi prendo un secondo per parlarvi di un altro personaggio che nel gioco riveste un ruolo marginale ma che ha una controparte di plastica di tutto rispetto: Fall of Cybertron Soundwave.
Il fidato braccio destro di Megatron aveva già avuto una versione AF nel precedente capitolo (la battaglia di Cybertron) che non brillava particolarmente per bellezza e giocabilità.
In questa nuova incarnazione (che è una deluxe class e quindi di dimensioni superiori alle altre AF) spiccano un paio di caratteristiche che rendono un po’ più tridimensionale ed interessante il buon Memor Soundwave.
Lo sculpt risente di quello che sembra essere un difetto generalizzao nelle AF di the Fall of Cybertron: le esageratamente lunghe braccia ed il conseguente aspetto scimmiesco




